Il Blog di Giuseppe Previti

” L’ARCHIVIO DEL DIAVOLO ” di PUPI AVATI- SOLFERINO 14-10-2020

Don Stefano Nascetti, giovane sacerdote avviato a una sicura carriera nella curia veneziana, è costretto a “rifugiarsi” nella piccola parrocchia  di un paesino della Laguna per
sfuggire alla vendetta del questore di Venezia Carlo Sanjust, a cui lo lega un brutto episodio della sua gioventù. Ma nemmeno nella nuova dimora trova pace turbato nei sensi
dall’incontro con la giovane maestra del luogo, Silvia, una ragazza che frequenta la parrocchia. In  più cercando dei vecchi paramenti sacri trovano sepolto il corpo di un fun-
zionario del Ministero scomparso qualche tempo prima quando era arrivato a Lio Piccolo, per un’inchiesta su un inquietante  delitto avvenuto  in quella località quando un
ragazzo aveva ucciso un coetaneo ritenendolo il diavolo. Il funzionario doveva indagare su come era condotta l’indagine ma era scomparso da un giorno all’altro, di  lui era
rimasta solo una valigia zeppa di documenti riservati. Inoltre nella stessa…tomba vi era celato anche il cadaverino di un neonato.
Ora la Procura di Venezia deve riaprire il caso affrontato a suo tempo con una certa sufficienza, ma la storia è talmente strana e velenosa che sembra proprio che il male non conosca limiti di tempo e di ambiente.

Un romanzo dalle atmosfere esoteriche e gotiche questo L’archivio del diavolo di Pupi Avati che ci riporta ai misteri di Lio Piccolo. Siamo nei luoghi del nordest contadino
anni ’50, un mondo antico fatto di terra,acqua, misteri, dove si nascondono segreti talmente terribili da non poter essere rivelati.
Due anni fa- ne ” Il signor diavolo” Carlo aveva ucciso un ragazzo mostruoso credendolo il diavolo e sta scontando la condanna.Nella camera della parrocchia del paese, chiusa
dopo la morte del parroco,è rimasta la valigia di Furio Momenté, il funzionario ministeriale inviato là di grande urgenza da Roma per indagare sulla presenza in quella terra del
Maligno. Ma Momentè era poi sparito e di lui non si era saputo più nulla.
In questo L’archivio del diavolo  si parte dal ritrovamento del corpo del Momentè nel sotterraneo della chiesa, anche se se stranamente a Roma dicono che il funzionario sia
regolarmente al lavoro. Ci informa l’autore che potrebbe trattarsi di “Allucinazioni ipnagogiche “, fenomeno che si verifica tra la veglia e il sonno e che può capitare a più persone anche distanti tra loro. E in queste allucinazioni ti trovi  di essere chiuso al buio in una tomba, in una cripta, in una cassa.
Avati  non si limita a scrivere una puntata successiva del primo romanzo, ma affronta  anche nuovi temi e nuovi protagonisti, come Gogol, di cui nella nostra storia uno dei sorveglianti del Ministero di Grazia e Giustizia che sta scrivendo un libro sul grande autore russo. E tra le tante cose che ha appurato nelle ricerche svolte è che  Gogol aveva il
terrore di essere sepolto vivo, cosa del resto che poi gli capitò realmente.
Ma intanto,siamo negli anni ’50, il Veneto, notoriamente leg cge ato alla DC, è scosso dalla mancata approvazione della c.d.”legge  truffa” che doveva favorire il partito di maggio-
ranza, e così ora tutti temono che mutato il vento siano a rischio le loro carriere, basate su favoritismi, ricatti, maldicenze. Tutto un sistema che senza le coperture giuste minaccia ora di saltare. Ed ecco quindi che molti protagonisti di questa storia sono in grosse angustie, specie all’interno del potere giudiziario.
Protagonista di questa storia è un giovane sacerdote, don Stefano, che si è fatto prete pur non possedendo la vocazione, pieno come è di voglie represse. Di bell’aspetto, studioso,
sembra che gli si apra una luminosa carriera in curia ma incappa in un incidente di percorso. Una donna sposata e abbandonata dal marito comincia a andare da lui tutti i gironi a confessarsi e lo convince a andare a trovarla a casa minacciando il suicidio. Lui va e trova la donna morta, sembra proprio che si suicidata, ma a esami più attenti risulta che è stata uccisa. Don Stefano preso dal panico scappa, finirà per essere fermato e messo in cella., Viene a trovarlo il suo antico nemico, il questore Sanjust, che lo fa liberare a patto che lasci Venezia. Lui allora accetta di trasferirsi nel paesino di Lio Piccolo, ma proprio nella sua nuova parrocchia scoprirà i resti del Momentè. Si riaprono le indagini, mentre scoppia un altro scandalo per la “piazzata” in una chiesa dove si tengono i funerali della propria madre, della sorella del magistrato che si sta occupando degli ultimi fatti., che
accusa davanti a tutti di averla messa in cinta e di averle chiesto di abortire, insomma scandali su scandali….
Pupi Avati ha cercato di scrivere un romanzo dove la realtà certa non esiste, ma lui vuole lasciare ampio spazio a  alle più libere interpretazioni, alle mistificazioni, alle fantasie,
alle verità non volute. E ancora a ogni piè di pagina ci sono delle note esclusive per ogni singolo personaggio e per ogni fatto avvenuto in quel tempo.Anche questo è abbastanza
inusuale. Interessante a tal proposito che vengano riportati i nomi accompagnati da una sorta di stato civile on età, nucleo familiare, professione. modalità di vivere.Tutti personaggi che cos’ appaiono reali. E questo da quindi l’impressione di leggere una storia vera.  Se nel “Signor diavolo” si poteva credere che il diavolo esistesse davvero, nel
secondo romanzo si vuol far credere che la verità è nient’altro che una accettazione.
Libro singolare costruito come una sorta di commedia “nera”. All’inizio viene presentato il lungo elenco dei personaggi che andranno in scena.Avati svolge quasi un ruoli di nar ->ratore che riporta fatti ora già accaduti,  ora immaginati, ora legati a fatti e misteri. Fantasiosi pur se nelle note si dice che certi fenomeni si sono registrati in luoghi diversi e
per persone diverse. E’ un po’una continua sfida al lettore, addirittura “trasportato” nel tempo per interloquire di e con Gogol, accompagnato per parte della sua vita e poi al>
momento della sua morte, con la citazione dell’episodio della sepoltura quando lui era ancora vivo. E qui bruscamente tornando alla realtà della storia narrata e che inizia appunto con il racconto della tragica fine del funzionario di Roma chiuso vivo in un sepolcro.
Ma tutto questo che ci viene narrato è poi vero ? Una precisazione, Lio Piccolo, almeno quello, è un piccolo paese della laguna veneziana, quindi esiste veramente.Avati è stato
un ottimo uomo di cinema quanto un ottimo romanziere molto interessato nelle sue opere di artista all’uso del gotico. Con molta abilità sa portarci in un mondo che si passi
dal moderno all’antico è sempre intriso di mistero e purtroppo sempre pieno delle varie manifestazioni del Maligno.
Ci troviamo quindi difronte a un mix di generi dove alla fine i vede purtroppo questa figura che incarna il male(sarà poi il diavolo in sembianze moderne ?) e domina tutto a
suo piacimento.

 

 

GIUSEPPE PREVITI


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