Il Blog di Giuseppe Previti

” GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE” di ANTONIO MANZINI-Sellerio 13,11.2020

Una mattina casualmente Nora sul treno con cui sta tornando a casa incontra l’uomo che ha rovinato la vita a lei a suo marito Pasquale, uccidendo durante un tentativo di rapina
nella tabaccheria di loro proprietà, il loro unico figlio Corrado. Ora dopo sei anni  lei sui vede davanti  quest’uomo che ha ucciso un ragazzo e che se ne può andare in giro indi-
sturbato. E lei non può permettere che la vita di suo figlio valga così poco. Ma è la dura realtà, il carcerato può usufruire di determinati benefici,  dal riconoscimento dell’omicidio preterintenzionale ai benefici per la condotta in carcere, e quindi eccolo già fuori.
Da questo momento per Nora e Pasquale è l’inizio di un incubo, non riescono  vivere senza avere giustizia, addirittura sono pronti a farsela da sè. Paolo si procura un revolver deciso a farsi giustizia da sè. Nuora invece rintraccia l’uomo ed elabora un piano tanto raffinato quanto crudele nella sua determinatezza. Questo signore, Paolo Dainese,si è rifatto una vita, ha una donna , un lavoro, ormai lui pensa-e lo dice anche a Nora-di aver pagato il suo debito.

ANTONIO MANZINI  sembra sia rimasto attratto da una storia realmente avvenuta e allora ha elaborato questo romanzo GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE. Ma il suo non è un§
romanzo a tedi, piuttosto lui ci racconta una storia dai forti risvolti psicologici con tre protagonisti macerati dal dolore, dal rimpianto, dall’illusione, , infatti si va dalla necessità
di avere giustizia alla convinzione di aver già pagato la propria colpa e quindi di aver diritto al riscatto.Ma MANZINI conduce questo gioco stringendo sempre più l’attenzione
intorno ai tre, anche perché l’autore sembra volerci dire: “Come arrivare a un giudizio retto ?”. Una   trama che via via avviluppa sempre più i tre , ormai come impantanati in una strada senza uscita,e nell’impossibilità per tutti, dai protagonisti di questo dramma ai lettori,e probabilmente allo stesso autore, di arrivare a un giudizio equo e condiviso.
I tre personaggi cercano di uscire da questa morsa che li opprime sempre più, ognuno cerca di riuscirci a modo suo, il libro non cerca di fare la morale, semplicemente registra e così  i fatti come si presentano e così finisce per evidenziare il contrasto di fondo tra la ragione e la vita, anche perché questa, comunque sia, va avanti.
MANZINI abbandona il fido Schiavone e affronta quindi il tema della giustizia, già, ma cosa è mai la giustizia ? Vi pouò essere una definizione univoca per tutti o è soggettiva ?
O è oggettiva ? Certamente vi è la giustizia dei tribunali, ma è sufficiente ?  Certamente è quella che giudica e risolve una vertenza, ma una volta pronunciato un verdetto saranno
tutti soddisfatti ? Cosa ne penseranno le parti lese ?Ne GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE c’è una storia di persone, due genitori qualsiasi,vivono in provincia, sono proprietari di una tabaccheria a Pescara,sono benestanti, non hanno problemi. Ma un giorno il loro unico figlio Corrado resta ucciso in tabaccheria durante una rapina, il rapinatore viene catturato ma la pena inflittagli per omicidio preterintenzionale è ben poca cosa., sei anni, per i genitori di Corrado è un ulteriore schiaffo.Ma la situazione esplode  quando casual-
mente Nora, la madre di Corrado,vede Paolo Dainese, l’assassino del figlio. Questi infatti è stato scarcerato in applicazione delle norme vigenti, ora ha una fidanzata e un lavoro,
pensano a fare un figlio, ma un altro figlio, Corrado,ha pagato con la vita e il colpevole è stato quel Paolo. Per Nora e Pasquale la vita è finita in quel momento, non possono accettarlo nè tanto adesso possono accettare di vederselo davanti. E quale puo’essere la reazione di Nora quando se lo vede davanti, libero di vivere, di rifarsi una vita, intanto
ha trovato un lavoro, una donna, magari concepiranno un figlio. La reazione più istintiva ma anche la più comprensibile è che non vi sia giustizia, e che la tua vita è una volta di
più sconvolta, e anche quei fragili compromessi su cui hanno basato questa parte della loro vita saltano nuovamente.
Ma cosa fare ? Farsi giustizia da sè ? E come ? Paolo compra una pistola pensando di ucciderlo, mentre la donna architetta un suo piano mettendosi alla calcagna di Paolo,ossessionandolo con la sua presenza.
Ma dal punto di vista di chi ha già scontato una pena è giusto tutto questo ?
Schiavone è un bell’esempio di giustizia un po’caciarona, un po’ applicata  magari in maniera non proprio conforme all’ etica di un poliziotto,ma lui si sente “rigorosamente”
tale e come tale procede. In questa  storia vi è un altro problema, quello della “vendetta”, ovvero è giusto che si si faccia giustizia da se?E davvero raggiungerai la pace o la
tua vita sarà ancora più dura ? E tutto questo servirà poi a dar vita a Corrado ?
Il titolo parla di “Ultimi giorni di quiete” e come tali si possono intendere e come si possono intendere forse più quelli dell’uomo uscito di galera e che si vuole ricostruire una vita
quando il ripiombare nella vita dei  genitori della sua vittima lo rigetta nel caos,. E “ultimi giorni di quiete” sono quelli che Nora e Paolo prima della fine del loro figliolo. Adesso che nella loro vita è materialmente ricomparso materialmente quell’uomo ecco che la loro apatia, la loro indifferenza a tutto, il loro trantran quotidiano subiscono uno choc violento, certo rimarranno due “incomunicabili”, nessuno dei due rivela all’altro  cosa fa e come vuol procedere.Però sono tornati “vivi”, già, in quella giornata famosa non è morto solo Corrado, sono morti tutti e tre.
E’un romanzo che pone interrogativi importanti e inquietabili sulla giustizia, sulla accettabilità del concetto di vendetta, sul desiderio di rifarsi una vita onesta. E sono interrogativi reali perché il mondo ne è pieno.
ANTONIO MANZINI ci ha così raccontato una storia che potrebbe anche essere stata presa dalla realtà ma non è quello che conta. Lo scrittore ci parla di un uomo uscito di
galera dopo aver ucciso un suo simile, ma ci parla anche di altri uomini e donne implicati in questo fatto. E noi come ci regoleremmo in un caso simile ? Anche perché prose-
guendo in questa storia sorge un altro quesito, la nostra vita può durare anche oltre la morte, i genitori di Corrado non lo hanno mai dimenticato, e in questo  frangente si matura l’altro aspetto della tragedia, la “Vendetta”. Già, ma dobbiamo anche ricordare che non è che un’altra morte serve a restituire la vita a chi l’ha persa….
Insomma una lunga serie di quesiti, a cui ognuno alla fine del libro può cercare di dare la sua risposta.

 

 

GIUSEPPE PREVITI


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