Il Blog di Giuseppe Previti

” CAROLINA INVERNIZIO FU UNA GIALLISTA ? – O9.O4.2021

Carolina Maria Margitta Invernizio era nata nel 1851 ,il 28 marzo, a Voghera, anche se lei, e anche questo è un piccolo giallo, ha sempre dichiarato di essere nata nel 1858.
Ma ben presto la famiglia si trasferì a Firenze, dove lei e le sorelle frequentarono le Magistrali dell’epoca. Qui palesò la sua volontà di scrivere, pubblicò un racconto “Amore e
Morte”, pieno di cattivi  e  biechi individui in una vicenda assai truce, tanto che si era parlato di una sua espulsione dalla scuola. Del resto, unitamente a una certa propensione
al sentimentalismo più scontato, queste erano le sue…corde di scrittura, ta fiorentinonto che fu notata dall’editore Salani che pubblicò il suo primo romanzo nel 1877, “Rina o
l’Angelo delle Alpi”. Ne seguirono altri 120, i temi ricorrenti erano la perdizione,il castigo, romanzi per lo più di appendice. Divenne una scrittice “esclusiva” per le edizioni Salani, dove pubblicherà 123 romanzi. E fu creata l’apposita collana “I romanzi di Carolina Invernizio”
Si sposò con un  tenente dei bersaglieri che poi seguì a Torino, ebbe una figlia, fu una unione molto felice, frequentò salotti letterari, il teatro, continuò a scrivere e alla sua morte4fu  ricordata con una targa abbastanza profetica “Il tuo nome non morirà”.

Per i suo romanzi si parlò di “storico-sociali” anche se molti contestarono queste definizioni perché non si ritenevano né sociali né storici, qui l’autrice sviluppava sempre il
concetto dell’eterna lotta tra il Bene e il Male, in  un alternarsi di storie piene di delitti,tradimenti,vendette, amori,passioni, follie, odi, raramente perdoni. Una letteratura chiaramente popolare che piaceva molto alle classi più povere e al popolino, anche perché la prosa delle Invenizio era molto scorrevole, accessibile a tutti. Era comunquye
un’abile scrima si scoprirà ttrice, molto moderna per i suoi tempi, e che sapeva interpretare i gusti del pubblico. E del resto molti dei suoi romanzi ebbero una trasposizione cinematografica,sin dai tempi del muto.
Ma le furono date anche altre definizioni, “Autrice di gialli” e anche “Autrice di romanzi d’appendice”.
Grazie a libri come “Rina o l’Angelo delle Alpi”, “Il bacio di una morte”, “I misteri delle soffitte”, “L’albergo del delitto”, “La trovatella di Milano”.,Nina.La poliziotta dilettante”.
Fu autrice di best seller amatissimi dal suo affezionato gruppo di lettori, anche se la critica non fu certo tenera con lei.
Si è parlato molto a chi debba essere attribuita la primogenitura del giallo in Italia, molti parlano del napoletano Francesco Mastriani, ma sicuramente anche Carolina Invernizio
ha avuto molti meriti nella  diffusione della letteratura gialla nel nostro Paese.
Nei suoi romanzi manca forse la figura dell’investigatore, ma , nonostante che fosse poco apprezzata dalla critica,  le centinaia di romanzi che aveva scritto ebbero una diffusione
enorme, anche fuori dell’Italia. E quindi ben le si adatta la nomea di “Madre del giallo all’italiana”. Sapeva costruire delle trame che non erano dei veri e propri intrighi, msncava
quasi sempre la figura del detective classico, la vittima era una signora”bene” che il marito voleva eliminare per un amore folle e peccaminoso. Oppure si parlava di biechi seduttori che insidiavano ragazze innocenti e tutti piangevano per i figli della colpa.
Situazioni quindi spesso a metà tra il giallo e il feuilleton. Situazioni ambientate spesso a Firenze, dove etra vissuta prima di trasferirsi con il marito a Torino. Ma anche da Torino continuò a mantenere Firenze centro delle sue storie, anche perchè il suo editore, Salani,era fiorentino e quindi lei sceglieva volentieri palazzi, case,giardini, strade
fiorentine.
Uno dei suoi libri più famosi fi “Il bacio della morta” che inizia al cimitero dell’Antella dove giace nella bara Clara,  che si è finta morta per smascherare il marito che si era
infatuato di una femme fatale e aveva progettato il delitto. Clara ritroverà il marito a Parigi, lui non la riconosce e finirà per confessarle il delitto della moglie che crede morta.
Un’altra storia si intitolava “Nina.La poliziotta dilettante” Nino era una giovane operaia che si trasforma in poliziotta per scoprire chi le ha ucciso il fidanzato, delitto del quale
lei era stata ingiustamente accusata. La ragazza finge di essere morta e così cambia aspetto e identità, dimostrandosi una vera e determinata investigatrice ante litteram.

La Invernizio  non fu trattata bene dalla critica , “l’onesta gallina” per Gramsci, “la casalinga di Veriona” per Arbasino, ma ,ripetiamo, per il pubblico dei lettori non c’erano problemi , era una grande scrittrice. Lei vendeva molto più dei romanzi d’appendice come del resto un altro autore di gialli assai famoso era il napoletano Mastriani  autore
de “I misteri di Napoli”. Detto che l’Ottocento in genere non è che abbia manifestato una qualità letteraria notevole, va detto a onore della Carolina Invernizio che la sua prosa era molto scorrevole, semplice, di facile comprensione, e  quindi tante critiche appaiono abbastanza gratuite o addirittura prevenute.

 

GIUSEPPE PREVITI

 

 


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