Il Blog di Giuseppe Previti

” TERRAROSSA” DI GABRIELLA GENISI- SONZOGNO- 29.04.2022

Calda estate quella di Bari, siamo in agosto e la commissaria Lobosco si sta godendo le ferie.Ma quando nell’azienda Terrarossa viene ritrovato il cadavere di una donna
impiccata, la titolare dell’azienda Suni Digioia,, molto impegnata nella conduzione della sua azienda e anche nella difesa dei diritti umani, specialmente dei braccianti
di colore, con una scritta dove dichiara che si è suicidata, non tutti ci credono e comunque c’è molto fermento nella Bari bene. Anche la commissaria,richiamata in servizio,
non crede al suicidio e inizia a indagare, tanto più  che chi conosceva la vittima  rifiuta l’ipotesi suicidio.Ed infatti l’autopsia confermerà che la ragazza è stata assassinata.
Suni era una ragazza molto bella, libera e indipendente, era stata molto legata a un uomo sposato e molto in vista nella città, ma ora sembra che ci fosse nella sua vita un
altro uomo.
La Lobosco non si fida dei pettegolezzi, ma più che a un affare di cuore pensa di trovare la verità indagando sul fronte del caporalato. Sullo sfondo di una Bari dalle tante
facce,e non tutte belle, tra intoppi familiari, amori un po’contrastati, non si ferma di fronte alle facili apparenze e andrà avanti sino al trionfo della verità.

Una nuova indagine della commissaria Lolita Lobosco in Terrarossa dove Gabriella Genisi – l’autrice- afferma il principio che i braccianti agricoli- ma il concetto puo’
essere esteso a qualsiasi attività lavorativa- non devono essere trattati come schiavi.
La storia parte dal suicidio di una donna molto in vista nella comunità barese, famosa appunto per il suo impegno sociale contro coloro che sfruttano coloro che lavorano nei
campi e per le sue qualità di imprenditrice moderna. Ma ben presto la tesi del suicidio viene smontata, la donna è stata uccisa, presto ci sarà un altro morto, un giovane di colore,
anche qui si inscena un finto suicidio. Il giovane era molto legato a Suni Digioia, l’imprenditrice ammazzata.
Una indagine complicata, dove a tutti farebbe comodo la tesi del doppio suicidio, ma la Lobosco non si fida, anche se sta attraversando un turbolento periodo sentimentale si
applica con tutta se stessa a questo duplice delitto.
Con una scrittura semplice e fresca ma anche tagliente, la Genisi ci presenta una storia che certo ha i crismi del giallo, ma porta molto in primo piano la condizione sociale
di chi sbarcava in Italia, finendo in mano a organizzazioni criminose che si approfittavano di loro con salari da fame e anche sottoponendoli a violenze e soprusi di ogni gene-
re.IL tema dello sfruttamento non è certo facile da affrontare, la Lobosco capisce subito dalle pressioni dei suoi superiori che le tesi del suicidio o dell’omicidio d’amore sarebbero le più gradite, ma lei non deflette e va avanti con le indagini. Ne esce un racconto interessante e intrigante, sempre credibile, scritto can passione e con partecipazione si da
essere ben accetto al lettore, che avverte queste sensazioni e si appassiona al racconto.
Ovviamente il personaggio di Lolita conserva tutte le caratteristiche di una bella donna, con un amore un po’controverso con il collega Caruso, con i rapporti sempre altalenan-
ti con la sorella e la madre, ancora più difficili con il questore, mentre le piace tiranneggiare sui suoi due colleghi che l’affiancano.Ma fondamentalmente la commissaria si
dimostra una buona “poliziotta”, e tutto il resto contribuisce a rendere più credibile e più vivo il personaggio.
Il caso non è semplice, la prima vittima ha avuto una relazione con un vip della società barese, tra l’altro sposato, e le autorità vogliono che il caso sia chiuso alla svelta e senza
clamori, ma la Lobosco non ha mai creduto al suicidio, la vittima era molto attaccata alla sua azienda, la dirigeva con passione e con successo, e tutti le volevano bene. Lei si
era portata molto avanti sul fronte dell’integrazione, i braccianti non erano trattati come schiavi, il racket era stato sconfitto, e allora perché uccidersi ?
La morte di Suni, e poi di un giovane immigrato, anche lui apparentemente suicida, insospettiscono la commissaria, che vede in legame tra le due morti, e pensa quindi che siano stati assassinati.
Il romanzo oscilla tra il tono più scherzoso, vedi i rapporti tra Lolita, la sorella e la madre, né procede molto bene il rapporto con il bel Caruso, tra passioni e respingimenti,
vanno meglio i rapporti quotidiani con i colleghi,  e quello invece più stringato e coinvolgente riguardante l’indagine, in cui la Lobosco si batterà a fondo, pur se troverà ostacoli
e incomprensioni sulla sua strada. Riuscirà comunque a infrangere l’omertà di tipo mafioso che riguarda il capolarato, una delle piaghe della società pugliese.E così riuscirà non
solo a dare giustizia a quella donna coraggiosa che era la Digioia  e anche al giovane Katan, restituendo fiducia e dignità a tutta la comunità, sia quella pugliese che quella che
proviene d’oltremare.
Non mancano momenti più distensivi, la bellezza del mare, le prelibatezze culinarie, il profumo della famosa salsa di pomodoro, tutto fa atmosfera e gusto della realtà; ma in
primo piano c’è l’impegno a lottare contro il male e chi lo pratica.
Nono romanzo della serie che la Genisi ha imperniato su questa protagonista, bella,indipendente, senza peli sulla lingua, con le sue scarpe tacco 12, con la sua grande femminilità che le procura il…tifo di tutta la questura. Ma Lolita non è solo esteriorità, si conferma un tipo tosto e senza soggezione alcuna. Una certa ironia è sempre serpeg-
giante tra le pagine del romanzo, si può anche ridere, ma ben presto la commissaria ci richiama all’ordine….lo svago è finito, ora è il momento di agire, spesso anche in contrasto
con i suoi superiori, e così giustizia sarà fatta.
E ricordiamo anche che per i golosi non mancano in coda al romanzo alcune ricette che fanno venire l’acquolina in bocca,

 

GIUSEPPE PREVITI

 


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