Il Blog di Giuseppe Previti

” NERO GADDA IL DELITTO DEGLI ORI” Saggio sul Pasticciaccio di SILVIA FRUNZI- EDIZIONI HELICON

Cosa si puo’dire ancora oggi de IL PASTICCIACCIO, leggendaria opera di Carlo Emilio Gadda  ? Alla resa dei conti certi fatti si sostanziano in un autentico e vero garbuglio, o se preferite,”un guazzabuglio del cuore e della mente”. Delitti e furti accadono nella casa degli ori, situata in via Merulana, dove vivono gli
arricchiti dei prodotti di guerra. Storia complicata, da non venirne a caso come è nella regola del giallo e del poliziesco, con buona pace dei lettori che del resto non vogliono  avere niente per salvificarsi l’animo.
SILVIA FRUNZI in questo suo romanzo saggio studia il romanzo giallo scritto da un non giallista, ovvero il famoso scrittore CARLO EMILIO GADDA, che si è cimenta  to appunto nella scrittura di un giallo. Ne è uscito appunto un libro ricco di critica letteraria e sociale, scritto con molta godibilità  ma anche ricco di una critica attenta e rivelatrice.

Quando GADDA scrive QUER PASTICCIACCIO BRUTTO  DE VIA MERULANA Roma vive una cruenta stagione per quanto riguarda la cronaca, dal delitto ai Fori a altri crimini di natura più politica. SILVIA FRUNZI affronta l’opera di Gadda nell’intento di renderla più chiara possibile, anche nei suoi sviluppi finali,
visto che l’autore ha deciso di non svelare il colpevole. E lo fa con un’analisi completa e approfondita di un romanzo che, con i canoni dell’opera d’arte,offre a sua volta l’analisi din una stagione del male dove a un certo punto resta insoluta l’inchiesta su un delitto avvenuto in un palazzo della Roma bene, che oltretutto impegna anche personalmente il poliziotto che conduce l’indagine. Una indagine che va oltre la pura descrizione del fatto, un fatto che gronda sangue, cattiveria, violenza, invidia,insomma una catarsi negativa che sembra voler evidenziare la maledizione che grava sul Secolo e si vedono così messi al-
l’indice una certa Roma palazzinara e profittatrice e la campagna circostante da cui sembra provenire la mano assassina.
Il lavoro della FRUNZI prende origine dalla sua tesi universitaria, e che ha avuto come relatore MARINO BIONDI, colui che ad Si ricorre esso ha curato l’introduzione al testo, un lavoro altrettanto difficile e impegnativo.
GADDA è stato spesso accusato di essere uno scrittore barocco, ma in lui la forza era la conoscenza, la “cognizione della letteratura”. Im lui determinante è stata la parola, tormentata, non ricercata, ma necessaria in questa forma per esprimere quella morale che voleva trasmettere. Si ricorre a una mirata
sintesi della critica letteraria sulla persona di GADDA  e della sua produzione.
Molti hanno osservato che non era esatto parlare di romanzo , ma alla fine su può dire che pur nel ritmo voluto dall’autore e nel significato che si può dare alla parola romanzo, lui stesso lo definì il “ROMANZO DEL DIAVOLO” Un romanzo nato e proseguito tra mille vicessitudini, del resto va ricordato che eravamo in tempo di guerra.
Un romanzo che mette in risalto il male che sta rovinando il Paese, portando appunto al crollo dell’Italia, e poi c’è il male, potremmo dire “privato”, quello che appunto penetra nel palazzo degli Ori, e in particolare nell’appartamento dei Balducci.
Un altro ele,mento che ricorre spesso nel cammino della FRUNZI intorno al romanzo di GADDA> è  quello che gira attorno al cadavere della povera Liliana, con gli sguardi ormai sin troppo assuefatti del poliziiotti ma in questo caso gira un’aria strana, e di questi excursus extra-narrativi va detto che l’editore Garzanti non li gradiva.Mza per l’autore erano invece una parte integrante della sua creazione, e lui volutamente vi faceva ricorso.
QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA è uno dei romanzi più importanti scvritti da CARLO EMILIO GADDA, sua volta uno dei più importanti scrittori della letteratura italiana.L’opera di GADDA  non è facilmente attribuibile a un genere, del resto una delle sue cadratteruistiche di scrittore era di scrivere diarri,articoli, pensieri,meditazioni, e nelle forme più varie possibili, e mai organiche.Tra i romanzi i più possibili sono LA COGNIZIONE DEL DOLORE  e appunto IL PASTICCIACCIO. Lo scrisse nel 1946 prendendo spunto da un caso di cronaca, cinque puntate furono pubblicate  su La Rivista Letteraria, ma ci vorranno dieci anni per l’erdizione libraria, che uscirà assai dopo , nel 1957.
La storia si svolge nel 1927 e ha per protagonista un commissario della squadra mobile di Roma,Francesco >Ingravallo(detto Ciccio) che, mentre sta inda-
gando su un furto di gioielli avvenuto ai danni di una contessa, avviene un feroce delitto nell’appartamento difronte a quello abitato dalla contessa .La vittima
Liliana Balducci, tra l’altro, era una buona conoscente del commissario Ingravallo. Sarà una indagine molto complessa, vari indiziati, tra ragazzi di vitae piccoli delinquenti, e una serie di giovani donne che si erano alternate al servizio di casa Balducci, ma presto l’indagine si arena e il caso resterà irrisolto.
Un caso che presentava un groviglio di intrighi e di sospetti, come del resto lo è tutto il romanzo, anche per il linguaggio usato con riferimenti dialettali e tecnici, si da rendere molto complessa la lettura.
Una tragedia vista comunque in chiave anche comica con eventi che possono alla fine anche non essere ben definiti nella loro complessità e che quindi l’autore sceglie di non risolvere.
Il libro di SILVIA FRUNZI è quindi una sorta di saggio sul PASTICCIACCIO GADDIANO che la nostra autruice affronta in sede di laurea con amore e determinazione,cercando di venire a capo di tutto quel groviglio di fatti e di sensazioni che fanno da contorno al caso Balducci, sbirciando e spigolando in torno alla vasta bibliografia esistente. E’un saggio molto interessante, apprezzabile sia da chi conosce la materia sia da chi si avvicina per la prima volta alla prosa gaddiana, e a quei misteri che si celano tra le mura della casa di via Merulana.
GADDA è sicuramente tra i padri nobili del giallo italiano,uno dei primi grandi scrittori a infrangere il muro della scrittura di genere.E’molto singolare il fatto che non abbia voluto dare una fine alla storia raccontata, questo sì molto in contrasto con le motivazioni tecniche proprie din un romanzo giallo.

 

GIUSEPPE PREVITI


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